Carlo Messina avverte il governo: basta narrative sui profitti ingiusti
Di Maria Chiara Consoli, redattrice di finewsticino.ch a Milano
In un’intervista al «Sole 24 Ore», il Ceo della principale banca italiana contesta la retorica sui «profitti ingiusti», avverte sui rischi di un eccesso di pressione fiscale selettiva e richiama l’urgenza di una strategia di crescita per sostenere il debito.
L’irritazione del settore per la narrativa sui profitti
Carlo Messina denuncia la stanchezza del settore bancario nell’essere dipinto come generatore di «profitti ingiusti» e chiamato sistematicamente a sostenere gli aggiustamenti di bilancio.
Pur riconoscendo «l’ottimo lavoro di Giorgia Meloni sui conti pubblici» e il beneficio dell’uscita dalla procedura d’infrazione, il Ceo rifiuta l’idea che gli istituti debbano essere «messi sotto scacco» e ricorda che il sistema bancario resta «il pilastro del Paese» oltre che un’eccellenza europea.
Il richiamo al contributo storico di banche e assicurazioni
Il banchiere sottolinea come il settore finanziario abbia garantito stabilità nei momenti più complessi per l’Italia. «Banche e assicurazioni hanno avuto, hanno e avranno un ruolo fondamentale per la tenuta dei conti pubblici», afferma.
E mette in chiaro che gli intermediari «non sono controllati dallo Stato» e dunque «non sono condizionabili», motivo per cui serve «gioco di squadra».
Utili record, ma non solo per le banche
Messina lancia poi un messaggio diretto all’Esecutivo: non è il solo settore a generare risultati eccezionali. Ricorda che in Italia operano ventidue aziende con oltre un miliardo di utile netto annuo, di cui solo nove appartengono al comparto bancario e assicurativo.
Molte altre, evidenzia, sono partecipate pubbliche. «Perché dobbiamo essere soltanto noi a pagare?» chiede. L’eccessiva focalizzazione sul settore, avverte, rischia di «rompere il gioco» in un momento in cui è necessaria stabilità.
Le banche come leve di coesione sociale
Il Ceo rivendica il ruolo di Intesa Sanpaolo come attore sociale. «Riteniamo giusto che una parte degli utili serva per contrastare le diseguaglianze», ricorda, citando un impegno di 1,5 miliardi nel periodo 2023–2027 da destinare alla comunità.
Un patrimonio sociale che, secondo Messina, verrebbe indebolito da una pressione fiscale mirata al comparto.
La vera sfida: far crescere il Pil per sostenere il debito
Messina sposta poi il baricentro del discorso sul nodo strategico del debito pubblico. Bene il rigore, afferma, ma serve accelerare la crescita. Solo con un’espansione del Pil dell’uno per cento cinque all’anno, «record per l’Italia», si potrebbe riportare il rapporto debito-Pil intorno al cento per cento nei prossimi vent’anni.
L’uscita dalla procedura d’infrazione europea è per lui «una priorità strategica», perché consentirebbe al governo di intervenire con maggiore efficacia sulle diseguaglianze.
La patrimoniale, un tema che divide
Sul dibattito intorno a una patrimoniale, Messina prende posizione: «Non la condivido come misura». Apre tuttavia a un contributo personale «a condizione che il maggior ricavato vada a ridurre le disuguaglianze e non a finanziare la spesa pubblica improduttiva».


